|
Situata al limite meridionale della pianura pontina, Terracina è ricca di monumenti che coprono l'arco di oltre due millenni: dagli edifici classici eretti ai tempi in cui era luogo di villeggiatura della società elegante di Roma (vi nacque l'imperatore Galba) e centro del culto di Giove Anxur, al borgo medievale sorto intorno alla cattedrale, sino al nucleo moderno presso il canale scavato nell'antico porto insabbiato per iniziativa del papa Pio VI, che nel 1785 aveva avviato il primo consistente intervento di bonifica della pianura pontina, proseguito da Gregorio XVI nella prima metà dell'Ottocento.
Dal 1870, anno in cui fu annessa al Regno d'Italia, la città perse il suo ruolo di porta del Meridione, dato dalla prossimità dell'antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli: come tale la ricordava Goethe, che vi arrivò nel 1787, definendola “il paese dei narcisi e degli anemoni”.
Ai primi del Novecento - periodo a cui datano le fotografie qui proposte - Terracina conserva ancora intatte le testimonianze della sua lunga e complessa vicenda storica, molte delle quali furono cancellate di lì a poco. La Bonifica integrale avviata dal Fascismo nel 1924 ne muta infatti in maniera radicale il contesto paesaggistico ed ambientale, avviando tra l'altro il primo consistente fenomeno di ripopolamento dell'area, mentre i bombardamenti alleati della seconda Guerra Mondiale la privano di molte sue vestigia, colpendo soprattutto l'abitato medievale ed il castello.
Nel dopoguerra la città si avvia a diventare centro turistico e commerciale e polo di riferimento di una delle zone più fortemente industrializzate del Lazio.
|